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Con John Coltrane verso la vetta!

« Non so esattamente ciò che sto cercando, qualcosa che non è stato ancora suonato. Non so che cosa è. So che lo sentirò nel momento in cui me ne impossesserò, ma anche allora continuerò a cercare. »
Queste le note di copertina scritte per l’album “The John Coltrane Quartet Playssulla” da quel visionario sassofonista che vide i suoi natali nel 1926 ad Hamlet (piccolo borgo Statunitense) di nome John William Coltrane.
Ammetto di aver amato e ascoltato ad nauseam i gloriosi soli Coltraneiani di Giant Steps, Equinox, Locomotion o suoi Blues come “Trane’s Blues”; un misto di swing , profonda conoscenza della musica colta e capacità di incarnare il sentimento di una generazione, di musicisti e non, che rivendicava rabbiosamente un futurò di libertà in un’ America in cui i neri non potevano usufruire degli stessi servizi pubblici dei ”bianchi puro sangue” … Libertà alla cui conquista ha concorso anche il Jazz, la rivoluzione del Bebop ed il coraggio di molti musicisti che donarono tutto questo al vento delle lunghe avenue di Manhattan, alle strade del Kansas o di New Orleans.
Confesso da addetto ai lavori di esser sobbalzato in posizione di attenti militare innanzi l’ingresso del “Village Vanguard” a Manhattan o dell’Iridium Jazz club … Luoghi sacri dove la sera si poteva ascoltare l’eleganza pianistica di Bill Evans, le volate d’uccello di Charlie “Bird” Parker, le arditezze armoniche di Thelonious Monk o la Big Band di Duke Ellington. Tutto cio’in un periodo in cui il nostro paese si cimentava nel festival di Castrocaro sfoggiando patriotticamente cantanti come Iva Zanicchi, Caterina Caselli, Fiorella Mannoia; annoverando nel 1961 la partecipazione di un giovane Umberto Bossi, che si presentò con lo pseudonimo di “Donato” insieme al suo gruppo, venendo però eliminato. Siamo clementi dai … Il festival non avrà sfoggiato artisti di talento ma per i politici da palcoscenico fu indubbiamente una scuola importante!
Ma ora riattraversiamo (e anche velocemente!) il Pacifico e ritorniamo al nostro mirabile sassofonista di Hamlet.
Nel 1960 forma il suo primo quartetto in cui figurano il pianista McCoy Tyner ed il batterista Elvin Jones che con il suo drumming imponente influenzò lo stile di Coltrane. Nel 1961 subentrò Jimmy Garrison al contrabasso completando la formazione.
Coltrane non diede mai limite alla ricerca musicale (anche a quella spirituale ma necessiterebbe molto tempo parlarne). Studio’ la musica modale e circolare dell’Africa, dell’India, della Cina … ecco alla luce capolavori come Liberia, Venga Jaleo, India, Brasilia ecc …
Sotto incentivo di un certo Miles Davis studia il Sax soprano con cui incide nel 1960 “My favourite Things” ( alla prima nota del tema sono già ipnotizzato).
Si racconta che nel 1964 durante un momento di raccoglimento spirituale risuonò nella sua testa una nuova armonia. Ritornato allo “stato terreno” diede vita ad una poesia musicale dal titolo di “A love Supreme”.
Una vita all’insegna di concerti, tournè , studio ossessivo di nuove forme e frontiere.
Una tournè in Giappone (solo per citarne una che rende l’idea) accolto da un’immensa folla all’aereoporto . Per lui c’erano limousine, alberghi di lusso, interviste, cachè strabilianti.
Tutto questo a William Coltrane non bastava. Amava più di ogni altra cosa ritirarsi in meditazione nella sua abitazione al 1511 North Thirty-third Street in Philadelphia affrontando argomenti che codificavano il suo profilo umano ed artistico (se mai fosse stato scindibile) come la morte, la teoria della relatività, l’universo in espansione, la numerologia. Uomo ossessionato dal bisogno di raggiungere una verità ultima, sostanziale, assoluta: il nocciolo della verità; la “Crux”, come la amava definire.
Queste le sue parole riportate da Nat Hentoff :
« Voglio essere una forza del bene. In altre parole so che esistono forze del male, forze che arrecano sofferenza agli altri e miseria al mondo, ma io voglio essere una forza opposta. Io voglio essere la forza con la quale fare veramente del bene. »
E’ con questa carica di forza che John Coltrane si spense a New York nel 1967.
Ora sta ai molti musicisti, Jazz e non, ai molti ricercatori insaziabili e a tutti coloro che come il nostro Coltrane amano vivere verticalmente l’esistenza ritrovare quella forza.
Io comincio con il ricordare John Coltrane mettendo su un vecchio ed impolverato 33 giri dal titolo di “My Favorite Things”. Un modo per saper dove andare a recuperare un pò di forza durante le inevitabili intemperie dell’ascesa.

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